Fabio Bojanigo (Verona)

"L'Etica Perduta"
Nel corso degli anni, si sono fatti molti progressi nel mondo del carp fishing: dalle svariate attrezzature all'ultimo grido, alle foto che testimoniano le numerose catture di taglia impressionante effettuate da tanti bravi carpisti nei nostri canali e laghi, ma a volte è ancora il comportamento che lascia molto a desiderare. Con queste righe, non voglio assolutamente dichiarare guerra a chi non rispetta certe regole, ma soltanto fare delle riflessioni su quegli atteggiamenti che, a mio giudizio, non ci fanno assolutamente onore.
Per prima cosa voglio affrontare il problema della pesca a lunga distanza, che tutti noi almeno una volta abbiamo adottato. Questa tecnica nasce talvolta per esigenza, ma in molte occasioni viene messa in pratica solamente per moda o per superficialità. Quanti carpisti sento commentare di aver pescato a “…più di trecento metri dalla riva!…”, sicuramente senza aver nemmeno degnato di uno sguardo il fondo per i primi cinquanta metri, magari avendo le carpe proprio sotto i piedi… Prima di calare le nostre esche, chiediamoci se veramente sia necessario raggiungere la sponda opposta per catturare e se facendo questo disturberemo altri pescatori. Dobbiamo sempre pensare che il lago non ci appartiene, non saremo gli unici in quel giorno ad usare le imbarcazioni, i nostri migliori amici dello spinning potranno inconsapevolmente farci suonare gli avvisatori, magari di buon'ora al mattino. Sono stanco di vedere colleghi litigare con Tizio, Caio e Sempronio perché hanno osato attraversare il loro chilometro di lago dove solo loro hanno il sacrosanto diritto di pescare. Forse, invece di spendere milioni in attrezzature, dovrebbero impegnare meglio i loro soldi frequentando un corso di educazione. Talvolta mi chiedo se sia ancora possibile, dopo tutto quello che è stato detto e fatto in proposito, che si debba assistere a questi penosi episodi sulle sponde dei nostri laghi. Dobbiamo capire che questi comportamenti danneggiano tutti, e ripeto tutti. Quante volte vi é capitato di recarvi a pesca, parcheggiare l'auto e poi tornare e trovare la sorpresa? Troppe volte ho sentito imprecazioni per gomme tagliate e vetri infranti: non pensate che sono dei segnali abbastanza chiari di intolleranza? Allora si dà la colpa sempre ai nostri colleghi, anche loro padroni assoluti di quella posta perché nel nostro mondo non esiste l'educazione ma soltanto la legge del più forte. A tale proposito mi viene in mente un’altra frase storica per noi carpisti: “Vai via di qui, questa posta è mia!”. Penso di avere sentito queste parole non meno di un migliaio di volte nella mia vita di carpista, e tutte le volte la mia risposta è sempre stata la stessa: “Scusami, non avevo visto il cartello con su scritto proprietà privata…”. Io, come tanti altri, non sono il tipo che aspetta che gli altri pasturino per poi goderne i benefici, e mi vedo nella parte dell'ignaro carpista che arriva sul posto due giorni prima dei suoi accusatori, dopo aver macinato un mare di chilometri per recarsi a pescare per la prima volta in quel lago. A volte basterebbe dire: “Scusami, sai in questa posta ci pasturo da molto tempo, potresti cortesemente lasciarmi pescare assieme a te?". Questa è la strada giusta da percorrere, per onorare la vera passione che ci unisce oltre che nella pesca anche nell'amicizia.
Un altro argomento, che non passa mai di moda, è l’abbandono delle immondizie, vere regine nella nostra amata pesca. Ne produciamo molte e ne disseminiamo altrettante durante le nostre lunghe sessioni, incuranti spesso di raccoglierle quando ce ne andiamo. Non vi è mai capitato di chiedervi come siano arrivate fino a lì? Sicuramente per opera dello “spirito santo” (pescatore pure lui). Ma la cosa più allucinante sono quei carpisti che infilano tutto in un capiente sacco nero per poi imboscarlo il più possibile in mezzo al canneto, o quelli più “ambientalisti” che le immondizie le bruciano sul posto, dal nylon alle lattine di birra, lasciando dietro di sé un vero campo di sterminio. Non parliamo poi dei “giardinieri, che si creano il proprio angolo di paradiso (stile attico con terrazzo) mutilando tutto quello che si presenta loro di fronte, dal canneto fino agli alberi. Sembrerà inverosimile, ma si comincia sempre dai piccoli rami sporgenti, per poi scatenare l’effetto “tornado” che, a parte il gravissimo danno ambientale, farà anche scappare le carpe dalla parte opposta del lago. Ricordo un episodio di molti anni fa, collegato peraltro alla lunga distanza, avvenuto durante una pescata al lago di Fimon: assistetti alla devastazione di circa venti metri di canneto da parte di alcuni dei nostri “eroi” che si davano da fare con un decespugliatore. Figuratevi lo sgomento delle persone che stavano passeggiando sulle sponde del lago. Per fortuna qualcuno mise mano al cellulare e chiamò chi di dovere.
Altro argomento che mi sembra il caso di discutere è quello relativo alle classiche bottiglie di plastica usate come segnalini: quando abbiamo terminato la nostra permanenza, recuperiamole e non lasciamole in acqua con l’assurda scusa che …“potranno servire ad altri…”, ma che falso altruismo!
Tutti questi comportamenti sbagliati ci chiudono le porte, ci rendono incivili di fronte alla società, che può associare a tali eventi anche coloro che invece si comportano con criterio e civiltà. Se continuiamo così il nostro cammino sarà sempre più tortuoso e attirreremo verso di noi l'ira di tutti. Non voglio essere confinato all'interno dei carpodromi, scelgo la libertà, la libertà di posare le mie lenze in ogni lago o fiume che sia, senza dovermi continuamente guardare alle spalle. Spero che tutti riescano a capire l'importanza di queste parole perché solo da un buon comportamento riusciremo a riscattare tutta la fiducia bruciata in questi anni, dando la possibilità a noi stessi e a tutti quelli che verranno di trascorrere delle ore indimenticabili proprio lì, accanto a quella natura che tanto riesce a donarci senza chiedere niente in cambio, la stessa che noi maltrattiamo, inconsapevoli di essere tanto egoisti.

Fabio Brojanigo

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